Il signor Tazzina… Esperienza didattica presso la scuola dei sordo-bimbi di Carpi Cl.2A Primaria cpl

di Elisa Mazza, Italo Ravenna e Federica Ferrari

Il signor Tazzina (trascinato)

UN’ESPERIENZA OLTRE LE PAROLE

 

C’era una volta…un signore senza un orecchio che girando per la città veniva schernito dai passanti perché ricordava proprio una tazzina”. E’ stata questa storia il filo conduttore che ha unito due cittadine distanti diversi chilometri: Borgotaro e Carpi, l’Istituto comprensivo Prospero Valeriano Manara e l’Istituto Figlie della Provvidenza, i bambini della 2A della scuola Anna Frank e i bambini delle sezioni speciali 1A, 2A, 3A, 4A e 5A della scuola Don Severino Fabriani, bambini udenti e bambini sordi… Una storia che parla di diversità e di valori, di accettazione e di integrazione.

Grazie alla collaborazione tra gli insegnanti dei due istituti l’8 maggio i bambini della 2A di Borgotaro si sono recati a Carpi, per conoscere e incontrare dei bambini speciali che non possono sentire con le orecchie, ma possono farlo solo (e ditemi se è poco) con il cuore

Una giornata all’insegna dell’amicizia, del rispetto e dell’accettazione dell’altro, valori che nella società di oggi non possono prescindere da una didattica ben pensata.

Ma come comunicare con chi ha il canale acustico deficitario? La voglia di conoscersi che solo i bambini, con la loro semplicità, possono dimostrare, ha abbattuto le barriere comunicative fatte di indifferenza, paura, superficialità e apparecchi acustici, per lasciare lo spazio al sentiero dell’integrazione e del dialogo.

Un po’ di impegno e di sforzi per avvicinarsi:  i sordi si sottopongono quotidianamente a un duro allenamento per imparare il linguaggio verbale degli udenti e i bambini normo-udenti (chiamiamolì così) della 2A hanno imparato per l’occasione la dattilologia, l’alfabeto italiano dei sordi; due atti d’amore per trovare un punto d’incontro.

Dopo le presentazioni un piccolo dono da parte dei sordo-bimbi: un nuovo nome per ciascun udente, un po’ speciale perché non fatto di letterine, di vocali e di consonanti, ma di movimenti della mano e di espressioni del viso: un segno-nome, che non ha suono, ma ha il valore di un piccolo speciale battesimo nel mondo dei sordi.

A seguire tanti giochi che sfruttassero le somiglianze e le differenze tra tutti i bambini, la rappresentazione teatrale in lingua dei segni del Signor Tazzina da parte dei sordi, e la proiezione del fumetto sulla medesima storia realizzato dagli udenti, la sfilata delle diversità, giochi per interagire, per mettersi d’accordo, per riuscire a capirsi. Segni come parole, parole come segni: il linguaggio non contempla una sola modalità d’espressione; si può servire delle mani come della voce, della vista come dell’udito: l’importante è comunicare.

E alla fine della giornata una piccola riflessione: qual è il modo migliore per vivere se non quella di prendere atto che alla fine siamo tutti un po’ diversi? E perché non trasformare le nostre diversità in delle chances? In delle opportunità? Se il mondo ci ha dato solo un orecchio ed effettivamente assomigliamo a una tazzina perché non aprire un bar con l’insegna “Dal Tazzina”?

Perché alla fine il confine tra essere diversi ed essere speciali è sottile…

Scarica il fumetto qui   Il signor Tazzina