Forum Giovani Sant’Anna di Stazzema 2017

Migrazioni, fanatismi, paura, stereotipi, quando il rischio si chiama razzismo
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Il giorno 20 Aprile 2017, gli alunni delle classi terze della Scuola Media Manara, accompagnati dagli insegnanti: Baroni, Massera, Melli, Savastano, Schena, Spagnoli, Terroni e Varini, sono andati in gita a Sant’Anna di Stazzema, in occasione del Forum Giovani, che si tiene ogni anno.

Sant’Anna di Stazzema, a 600 m di altitudine, è formata da piccole borgate sparse nella vallata dominata dai monti Lieto e Gabberi, nel tratto meridionale delle Alpi Apuane. Era abitata da circa 400 persone, dedite all’agricoltura e alla pastorizia, che avevano nella castagna la principale risorsa alimentare e nel carbone, prodotto con il legname, una preziosa merce di scambio con la popolazione della piana versiliese. Fonte di sostentamento per molte famiglie era il lavoro nelle miniere di solfuri. Dopo lo sfollamento imposto dai tedeschi agli abitanti di gran parte della Versilia, nell’estate del 1944, oltre mille persone si rifugiarono a Sant’Anna, accolte nelle case, nelle stalle, nelle capanne e in alloggi di fortuna.

Proprio in questo luogo è stata compiuta una delle più efferate stragi civili in Italia e nell’Europa Occidentale. Nelle prime ore del 12 agosto 1944, squadre di soldati tedeschi mossero, da quattro diverse direttrici, verso Sant’Anna di Stazzema: appartenevano al battaglione del 35° reggimento della XVI SS Panzer-Granadier Division. Furono uccise fra le 450 e le 560 persone, in gran parte anziani, donne e bambini.

Arrivati al Museo il superstite Enrico Pieri, con una certa commozione, ha raccontato la sua storia.
“Sono nato a Sant’Anna di Stazzema il 19 aprile 1934. Quella mattina eravamo già alzati. La mia famiglia era composta da babbo, mamma e due sorelle. Quella mattina ci hanno avvisato che c’erano i tedeschi. Dopo dieci minuti sono scesi dal boschetto, sono arrivati nella nostra cucina e con modi bruschi ci hanno fatto uscire e ci hanno avviato verso la piazza della chiesa con la famiglia Pierotti. Abbiamo fatto appena cinquanta metri, ci hanno fatto ritornare indietro e ci hanno portato nella cucina della famiglia Pierotti.   Noi bambini eravamo davanti. Appena arrivati nella cucina sono entrati gli uomini che ci hanno fatto da scudo. I tedeschi hanno cominciato a sparare. Nel frattempo, una delle sorelle Pierotti di nome Grazia, mi ha chiamato e mi ha fatto entrare sotto un piccolo sottoscala. Hanno continuato a sparare e ci siamo salvati sotto questo piccolo sottoscala. Dopo dieci minuti siamo usciti, ci siamo nascosti in una piana di fagioli, molto vicina alla casa, e siamo rimasti lì diverse ore. Poi, essendo io di Sant’Anna , conoscevo il posto, siamo scesi dalla parte di Vallecava e lì abbiamo trovato le prime persone viventi e abbiamo cominciato a piangere. Verso le 19 sono voluto ritornare a casa e ho visto che stava bruciando il trave principale della casa. Ho preso un recipiente, sono andato alla fonte e, ho cercato di spegnerlo, nel mio piccolo, perché ero un bambino di dieci anni. Nella cucina c’erano il babbo, la mamma e due sorelle, il nonno paterno e la famiglia Pierotti: babbo, mamma e due figli e una zia. Si…Ho perso tutta la mia famiglia, sono rimasto solo, perché anche il nonno e la nonna materna, sono stati uccisi. Insomma …m’è rimasto solo uno zio paterno e una zia paterna. La mia infanzia è stata un calvario…Però, sono ancora qui a raccontarvi questo e ad esortarvi a ricordare. Raccontare i fatti avvenuti quel 12 agosto 1944, conservarne le memorie e trasmetterle alle nuove generazioni, significa strappare all’oblio e al revisionismo avvenimenti tragici e importanti come la strage di Sant’Anna.”

La famiglia Pieri

Dopo la testimonianza la guida, attraverso il sentiero della pace ha accompagnato i ragazzi al Monumento Ossario, dove sono sepolte tutte le persone morte nella strage.

La guida poi ha raccontato che, dopo 61 anni, è spuntato il registro degli orrori, con i nomi degli assassini celati per 50 anni, in nome della ragion di Stato

E finalmente il 22 giugno 2005, il Tribunale militare della Spezia ha emesso la sentenza e ha condannato all’ergastolo i responsabili della strage.

Dopo la strage sulla piazza della chiesa di Sant’Anna e in altre località del paese sono stati ritrovati molti oggetti custoditi dai famigliari delle vittime e donati al Museo.

La bambola apparteneva a Maria Franca Gamba, una bambina di cinque anni uccisa nella strage. Quando è stato ritrovato il suo corpo,nei pressi della località Coletti, la piccola la stringeva ancora a se.

La sveglia è ferma alle 6.50 circa del mattino, l’ora in cui le SS hanno iniziato l’attacco nelle borgate di Sant’Anna. La giornata è stata poi arricchita da uno spettacolo teatrale del drammaturgo e regista Giorgio Scaramuzzino tratto da “Una bella differenza” di Marco Aime. Abbiamo nasi diversi, perché? Abitiamo in case diverse, perché? Preghiamo un Dio diverso, perché?” Attraverso un monologo il regista ha cercato di rispondere ad una problematica sempre più attuale: accettare chi è diverso da noi per lingua, religione, abitudini culturali e sociali.

Ha cominciato il suo monologo dicendo:” io sono un uomo un po’ felice, perché sono curioso” La curiosità spinge l’uomo a muoversi, a scoprire, ad aprirsi agli altri, ad abbattere tutti quei pregiudizi che inevitabilmente portano all’ideologia dell’odio e del razzismo. Ha fatto poi riflettere sul fatto che siamo tutti nomadi perché abbiamo i piedi e, sottolineando l’importanza di usarli, ha commentato: “ Il mondo è come un libro e chi sta a casa sua finisce sempre per leggere la stessa pagina

Finita la giornata abbiamo ripreso il pulman. Ognuno, tornando a casa avrà portato con se tanti pensieri, tante immagini, tante riflessioni ma un importante interrogativo deve accompagnare tutti :” cosa faremo adesso, dopo aver saputo che tutto ciò è accaduto davvero?”